٧١

sì che corregga il vostro comportamento e perdoni i vostri peccati. Chi obbedisce ad Allah e al Suo Inviato otterrà il più grande successo.

Hamza Roberto Piccardo

٧٢
In verità proponemmo ai cieli, alla terra e alle montagne la responsabilità [della fede] ma rifiutarono e ne ebbero paura, mentre l’uomo se ne fece carico. In verità egli è ingiusto e ignorante 1 .

Hamza Roberto Piccardo

٧٣
[Ed è così affinché] Allah castighi gli ipocriti e le ipocrite, gli associatori e le associatrici e accolga Allah il pentimento dei credenti e delle credenti. Allah è perdonatore, misericordioso. 1 La coalizione che viene evocata dal nome di questa sura è quella che si formò nel quinto anno dall’Egira e che vedeva alleati i politeisti coreisciti, gli ebrei e gli ipocriti medinesi. Senza risparmiare oro e lusinghe i clan ebrei erano riusciti a mettere insieme i guerrieri delle più famose e feroci tribù beduine tra i quali i Kinana, i Ghatafan, gli Asad. In tutto oltre diecimila uomini ben armati posti sotto il comando di Abù Sufyàn più che mai risoluto a cancellare dalla storia degli arabi quella stravagante e pericolosa anomalia che era ai suoi occhi l’IsIàm. Di fronte a tanta forza e determinazione, i credenti potevano raccogliere non più di tremila combattenti, ma Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) venne in aiuto dei Suoi fedeli con la strategia suggerita da un liberto di origine persiana, Salmân Pak detto «al Farsi» («il persiano» appunto) il quale propose lo scavo di un ampio e profondo fossato capace di fermare le cariche della cavalleria beduina. In pochi giorni il progetto fu messo in atto con il concorso di tutti quanti gli uomini validi e sotto la guida dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) che con il suo esempio e la sua presenza spronava e rincuorava i credenti. Il piano, con l’aiuto dell’Altissimo, ebbe successo: dopo qualche giorno di inutili tentativi «i coalizzati», stanchi e snervati, travolti da un’improvvisa furiosa bufera, si ritirarono in disordine e i musulmani scrissero un’altra pagina della loro eroica epopea di fede e di coraggio. 2 Non è possibile trattare le mogli da madri e i figli adottivi alla stregua di quelli naturali, questo è il senso dell’espressione «Allah non ha messo due cuori…». Il versetto si riferisce ad una particolare forma di divorzio diffusa presso gli arabi al tempo del Profeta (pace e benedizioni su di lui) il «dhahr» (schiena). Il marito che voleva divorziare diceva alla moglie: «che tu sia per me come la schiena di mia madre» (cioè intoccabile). Il Corano condanna questa pratica che metteva la donna nella condizione di non poter avere rapporti con il marito, senza però lasciarla libera di disporre di sé e contrarre un altro matrimonio. Anche per quello che riguarda i figli adottivi il Corano precisa che non possono essere considerati figli a pieno titolo. In particolare si ricorda il caso di Zaid ibn Hàritha che fu adottato dall’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e che la gente chiamava Zayd ibn Muhammad. Dopo la rivelazione di questo versetto, la cui pregnanza, relativamente al caso di Zaid, viene ribadita dal vers. fu ben chiara la volontà di Allah a questo proposito. 3 Abdallah ibn Hishâm (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Eravamo un giorno con l’Inviato di Dio (pace e benedizioni su di lui) ed egli teneva la mano di ‘Umar ibn al Khattab. Gli disse ‘Umar: “O Inviato di Allah, mi sei più caro di ogni cosa eccetto me stesso”. Il Profeta gli rispose: “No, per Allah nelle cui mani è posta la mia anima! Non avrai una fede completa finché non ti sarò più caro di te stesso”. Allora Umar disse: “Ebbene, per Allah, mi sei più caro anche di me stesso”. Concluse il Profeta: “‘Umar, ora sei davvero un credente”». 4 Dopo l’emigrazione a Medina l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) stabilì legami di alleanza tra i credenti provenienti dalla Mecca [gli Emigrati] e i medinesi convertiti [gli Ausiliari]. In base a tale alleanza i legami stabiliti dalla religione prevalevano su quelli del sangue, anche per quello che riguardava il diritto ereditario. Dopo la conquista della Mecca tale disposizione venne abrogata e venne ristabilita la priorità del sangue. 5 II versetto si riferisce all’assedio subito da Medina nell’anno v E. (Marzo 627). (Vedi anche nota 1.) I credenti erano riusciti a fermare la coalizione degli assalitori grazie ad un fossato scavato a difesa delle loro posizioni (da cui «la battaglia del fossato») ma l’assedio durava ormai da una ventina di giorni. I politeisti contavano su una «quinta colonna» interna alla città, formata da arabi ipocriti e dai componenti del clan ebreo dei Banù Quraydha che avrebbe dovuto attaccare alle spalle i difensori del «fossato». In un momento estremamente critico per i credenti, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) inviò una tempesta di vento che imperversò sul campo avversario e convinse i politeisti a levare l’assedio e tornare alla Mecca. 6 «Temevate che Allah vi avesse abbandonati.» 7 «Yatrib»: il nome originario del complesso di oasi che in onore del Profeta (pace e benedizioni su di lui) prese poi l’appellativo di «Medinatun-nabi» (la città del Profeta). 8 «sono indifese»: lett. «sono allo scoperto». 9 «di non voltare le spalle»: nel senso che non sarebbero fuggiti rinnegando la fede e gli impegni assunti con il Profeta (pace e benedizioni su di lui). 10 «Venite da noi»: a riposarvi piuttosto che andare a combattere (Tabarì XXI, 139). 11 «sono avari verso di voi»: sono reticenti a prestarvi il loro aiuto. 12 Una splendida descrizione del comportamento degli ipocriti. Agghiacciati e come morti nel timore della morte al momento dello scontro, sono in prima fila nel richiedere la loro parte di bottino appena conclusa la battaglia. Inutili e infidi nel combattimento diventano aggressivi e seminatori di zizzania dimostrando che, nel comportamento degli uomini, la discriminante è solo la fede in Allah (gloria a Lui l’Altissimo) e l’obbedienza al Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui). 13 II versetto si riferisce sempre all’attitudine e al comportamento degli ipocriti. Costoro in primo luogo erano convinti che i coalizzati avrebbero avuto la meglio e, poiché questo non avvenne, avevano pensato che nell’eventualità di un altro assedio sarebbe stato meglio per loro abbandonare la città e il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e attendere da lontano (tra i beduini del deserto appunto) l’esito del nuovo scontro. Il Corano conclude invitando il Profeta e i credenti a non dolersi troppo di tale defezione; infatti, anche se restassero, sarebbero alleati ben poco affidabili: «Se restano con voi combatterebbero ben poco». 14 Come in molti altri punti viene ribadita l’importanza della «Sunna», la tradizione muhammadica, paradigma comportamentale, esempio per ogni credente. 15 Nel vers. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ci ha descritto il comportamento degli ipocriti, impauriti e blasfemi di fronte al nemico; in questo versetto e in quello successivo ci illustra l’attitudine dei credenti: fiduciosi, fermi e pieni di abnegazione. 16 Il versetto narra la campagna contro gli ebrei Banù Quraydha, con il quale l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) aveva stipulato un trattato. I Banù Quraydha, che avevano partecipato all’organizzazione e al finanziamento dell’operazione promossa dai Quaraysh contro Medina, durante l’assedio si prodigarono per minare il morale dei musulmani e si erano preparati ad attaccarli alle spalle, dall’interno della città. Dopo la rotta dei politeisti, i musulmani li assediarono nelle loro fortezze e, nonostante potessero resistere ancora a lungo, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) mise lo sgomento nei loro cuori e fece sì che si arrendessero. Il Profeta stabilì che fossero giudicati da uno dei loro antichi alleati, Sa‘d ibn Mu‘âdh, il capo degli Aws di Medina, e secondo le loro stesse leggi. Recita il Deuteronomio xx, 10-«Quando ti avvicinerai ad una città per assalirla, proponile prima la pace. Se l’accetta e ti apre le porte, tutto il suo popolo ti sia tributario e soggetto. Ma se essa rifiuta la pace e comincia a farti guerra assediala. Il Signore, Iddio tuo, te la darà nelle mani e allora metti a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e tutto ciò che sarà nella città, tutto quanto il suo bottino, portalo via con te e goditi il bottino dei tuoi nemici, che il Signore, Iddio tuo, ti avrà dato». Così avvenne. 17 «e anche una terra»: secondo i commentatori si tratterebbe della profezia relativa ad un’altra vittoria contro gli ebrei, quelli che abitavano l’oasi di Khaybar che furono sconfitti nell’anno successivo. 18 Verss. e Di fronte all’austerità che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) imponeva alla sua famiglia, le sue mogli accennarono una fronda e chiesero che parte del bottino che andava a finire nelle casse dello Stato islamico fosse loro distribuito. I due versetti di cui sopra istruiscono Muhammad sulla risposta da dare alle sue spose. Di fronte alla rivelazione e alla minaccia del divorzio dall’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) nessuna delle sue spose insistette in quell’atteggiamento. 19 «una malattia del cuore»: solitamente con questa espressione il Corano si riferisce al dubbio e allo scetticismo degli ipocriti, ma in questo caso si tratta piuttosto di un’allusione a qualche pervertito o mitomane che cercava di avvicinarsi in qualche modo alle spose dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui). Evidentemente la raccomandazione è valida per tutte le credenti. L’IsIàm tende sempre ad evitare il male e chiudere con cura le porte attraverso le quali potrebbe entrare una tentazione al peccato. 20 La gente della casa (‘Ahlu-1-Bayt) sono le mogli e gli altri componenti della famiglia dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui). Allah raccomanda loro riservatezza nel comportamento e grande scrupolo neU’ottemperare ai doveri religiosi. 21 Ecco cosa significa essere musulmani, ecco i comportamenti che riempiono questo termine. Ben oltre un’origine geografica, un passaporto o un nome nella tradizione islamica, essere musulmani significa credere, praticare con puntualità e conoscenza, essere sinceri nei comportamenti e rispettare se stessi, avere costanza e ferma sopportazione delle difficoltà, generosità e disponibilità al bene, praticare ascesi, rinuncia e autocontrollo, perseguire una stretta e corretta relazione con il Creatore (gloria a Lui l’Altissimo) in ogni momento della vita. 22 L’occasione per la rivelazione di questo versetto fu la riluttanza con cui la giovane cugina dell’Inviato di Allah, Zaynab bint Jahsh accolse l’invito a sposare Zayd che egli le rivolse (vedi versetto successivo e la nota relativa). Sancisce, inoltre, il principio generale che assegna priorità assoluta alla legge di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) e alla Sunna del Suo Inviato. 23 Zayd ibn Haritha era un liberto del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Egli lo aveva acquistato prima che iniziasse la rivelazione e lo liberò («che tu stesso avevi favorito») quando di fronte al padre che era venuto a riscattarlo il giovane decise di rimanere con Muhammad. Zayd [«quello che Allah aveva gradito» (nel senso che gli diede la fede)] fu uno dei primi a convertirsi all’Islàm. Qualche anno dopo il Profeta decise di promulgare un’importante riforma del costume tribale che permettesse ad un affrancato il matrimonio con una donna nata libera. Pertanto decise di dare in sposa a Zayd sua cugina Zaynab bint Jahsh. La giovane non era d’accordo ma non era possibile discutere la decisione del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e quindi accettò. Il matrimonio non fu felice e Zayd se ne lamentava spesso con l’Inviato di Allah che gli raccomandava la pazienza dicendogli: «Tieni per te la tua sposa e temi Allah». Ciononostante le cose non migliorarono e infine il Profeta dette a Zayd il permesso di divorziare. Si presentò così la possibilità di attuare un’altra e ancor più difficile riforma della consuetudine familiare: quella che, equiparando l’adozione alla filiazione naturale, impediva il matrimonio di una donna con il padre dell’ex marito. Dopo che Zaynab terminò il periodo di ritiro legale («idda»), l’Inviato di Allah la sposò dando così applicazione alla norma stabilita nel vers. della stessa sura: «e neppure ha fatto figli dei figli adottivi». 24 «la norma di Allah»: («sunnata Allahi»): la Sua maniera di agire, la Sua pratica, il Suo comportamento, la Sua consuetudine. 25 «per coloro che vissero in precedenza»: i profeti che precedettero Muhammad. 26 Muhammad (pace e benedizioni su di lui) non aveva figli maschi che raggiunsero l’età adulta. Il versetto ribadisce la diversità sostanziale tra la filiazione e l’adozione e, al contempo, chiarisce la sua condizione di Inviato di Allah, sigillo della profezia. Le leggi che gli furono rivelate e la sua pratica di vita («sunna») costituiscono il quadro di riferimento immutabile per tutti i tempi, per tutti gli uomini. 27 «un periodo d’attesa»: la «idda», il ritiro legale della durata di tre cicli mestruali, che devono invece osservare le donne il cui matrimonio sia stato consumato. 28 Nel diritto islamico non esiste matrimonio legale senza pagamento, da parte dello sposo, di un dono nuziale. Per il Suo Inviato, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) fece un’eccezione e gli permise di contrarre matrimonio (o convalidarlo per le unioni pregresse) anche senza il dono nuziale. Ciononostante, Muhammad (pace e benedizioni su di lui) non fece mai valere questa sua speciale facoltà. 29 Questo versetto si riferisce chiaramente all’organizzazione della vita matrimoniale di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e tende a proteggerlo dalle gelosie incrociate delle sue spose. 30 Quando fu rivelato il versetto che limitava a quattro le spose dei credenti, l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) aveva già nove mogli. Siccome per esse non era possibile contrarre un altro matrimonio (vedi anche vers. 53), il Profeta propose di divorziarne alcune e provvedere al loro mantenimento vita naturai durante. Nessuna di loro accettò la proposta e allora Muhammad decise di limitare i rapporti coniugali a quattro di loro pur mantenendole tutte nel suo gineceo. Questa rivelazione gli permise di attuare una rotazione tra le prescelte e quelle, per così dire, «in sonno», in modo tale che «siano confortate e cessi la loro afflizione». 31 La maleducazione e l’invadenza di alcuni beduini affliggevano la vita dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) ma egli era troppo gentile e signorile per farlo notare. Allah (gloria a Lui l’Altissimo), sempre sollecito verso il Suo Messaggero, rivelò questo versetto per indurre anche i più zotici a rispettare la sua intimità. 32 La posizione del tutto eccezionale che l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) aveva nella società, suscitava molto interesse tra i suoi contemporanei; molti, più o meno in buona fede, speravano di poter sposare in futuro una delle sue mogli per ottenere qualche vantaggio spirituale o materiale. Riferisce il Tabarì (xxII, che qualcuno arrivava ad accarezzare progetti precisi dicendo: «Quando l’Inviato di Allah morirà, sposerò sua moglie tale». Il versetto mise fine a tali disegni. 33 Quando scese questo versetto i compagni dell’Inviato gli chiesero come dovessero ottemperare a tale ordine di Allah. Egli rispose con la formula: «O Allah, benedici Muhammad e la sua famiglia come benedicesti Abramo e la sua famiglia ed effondi la Tua benedizione su Muhammad e la sua famiglia come la effondesti su Abramo e la sua famiglia. In verità Tu sei degno di lode e di gloria». La versione abbreviata di tale formula costituisce l’eulogia che devotamente segue la citazione del Profeta: «salla’llahu ’alayhi wa sallam» (pace e benedizioni su di lui). 34 In tempi in cui si fa gran parlare di provvedimenti contro le molestie sessuali, vorremmo attirare l’attenzione sul gruppo di verss. 59-che si riferisce in particolar modo ad alcuni individui la cui depravazione era tale che osavano disturbare le spose dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui). Dopo aver ricordato alle donne credenti un abbigliamento che non potesse dare adito al ben che minimo equivoco sulla loro condizione, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) minaccia guerra, maledizione e morte contro chi osasse ancora disturbarle. 35 «la consuetudine di Allah»: cfr. sopra vers. e la nota. 36 Secondo una tradizione riferita dal Bukhari, Mosè era solito bagnarsi coprendo le pudenda, e ciò a differenza degli altri ebrei che facevano il bagno nudi. Cominciò a circolare la voce che avesse qualcosa da nascondere, un’infermità vergognosa o altro. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) gli rese giustizia facendo sì che lo sorprendessero scoperto e si rendessero conto della loro offensiva menzogna. 37 La grandezza e la miseria della condizione umana sono mirabilmente riassunte in questo versetto. L’impegno di conservare la fede nel cuore ha terrorizzato ciò che di più grande esiste nel creato di Allah. L’uomo lo accettò e questo fece sì che Allah gli desse preminenza su tutte le creature, angeli compresi. Ciononostante egli continua ad essere un grande «ingiusto e ignorante». 38 II popolo che dà il nome a questa sura abitava nello Yemen, la regione meridionale della penisola arabica e lo abbiamo già incontrato nella Sura delle Formiche (xxvn) in cui Allah (gloria a Lui l’Altissimo) si è compiaciuto di raccontarci l’episodio della conversione della loro regina Bilqìs in seguito all’incontro con Salomone (pace su di lui). La regione abitata dai Sabâ’, era attraversata dal fiume Danna ed aveva per capitale Ma‘rib le cui rovine si trovano a circa centoventi chilometri ad est di San‘à, l’attuale capitale dello Yemen. I Sabâ’ avevano costruito una diga che alimentava una rete di canali di irrigazione che trasformarono tutta la regione in un giardino. La loro grande prosperità li rese ingrati e infine Allah (gloria a Lui l’Altissimo) li punì: la diga di Ma’rib straripò più volte e infine crollò definitivamente, trasformando quello che era stato un giardino in un acquitrino.

Hamza Roberto Piccardo

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